mercoledì 24 giugno 2009

Satisfaction

É tutto il giorno che vago per strada. Probabilmente mia madre si starà ancora chiedendo che fine io abbia fatto, anche se sa, per sua sfortuna, che tornerò presto o tardi.
Ho smesso di farmi paranoie sul sogno fatto la notte scorsa, sarà stato l'ennesimo scherzo delle droghe leggere, dovrei smetterla, nonostante ciò mi riporti bruscamente a contatto con la realtà. Non sento la mia ragazza da un paio di giorni, entrambi troppo nervosi e stanchi di discussioni, che nel bene o nel male recidono, a poco a poco, questa relazione, che dopo ogni taglio allarga sempre di più il pozzo di sangue nel quale mi sono immerso. É in questi casi che mi sento una donna anche io, quando ho i miei consueti "mood swing", quando sono particolarmente sensibile ad ogni pseudoforma di pensiero e quando la mia concentrazione va a farsi fottere. Aggiungendoci che cerco disperatamente lavoro, altrimenti la mia prossima estate farà la fine della mia concentrazione, e sarai quindi pronto a ricevere il quadro completo di quella che è diventata la mia vita nelle ultime settimane. La scuola è in pausa, si avvicina il natale, non ho più scuse dietro le quali celare la mia insaziabile voglia di oziare. Sono pigro purtroppo, ma non me ne faccio una colpa, le persone sono più attente ad osservare quanto sia paziente e meticoloso in tutto ciò che faccio, stupiti dal fatto che loro non riescano a gestire gli impulsi come faccio io, l'invidia le trattiene dal giudicare.
Avrei dovuto presenziare ad un colloquio di lavoro per un cinema in questo istante, sicuro di guadagnare venticinque euro per ogni giorno lavorativo, senza il minimo sforzo, mi basta stampare e staccare biglietti: non fa per me. Tiro una lunga riga su questa voce, e scendo più in basso, sperando che la lista fatta da me, riservi al mio alter ego qualcosa di interessante. Perdo tempo a leggere annunci inutili, perdo tempo seduto qui al tavolino di un bar, siamo io e il mio caffè, non so chi dei due a quest'ora sia più amaro, visto che queste giornate continuano a riservarmi delusioni. Vago tra le pagine di giornale, alla ricerca di annunci interessanti che possano fare al caso mio, passano i minuti, il caffè sta gelando, ma non importa. Alzo la testa, guardo il mare ed ho trovato il lavoro che fa per me, ovviamente non sulle pagine di un giornale, sarei stato troppo scontato.
Tutto ad un tratto mi sento euforico, neanche il triste e romantico scenario della città innevata riesce ad arginare i fiumi di negatività, che pian piano vengono espulsi dal mio corpo. Saluto il cattivo Karma, e saluto anche mio padre al cellulare, dicendogli che per i mesi estivi lavorerò con lui, niente di speciale, ma l'idea di avere un contatto con mio padre che non sia quello formale delle poche ore che passa a casa, mi alletta e non poco.
Non sono mai stato un asso nel mostrare affetto, specialmente ai miei genitori, mi è sempre venuto difficile. É sempre stato come avere il sole e la luna, ma mai nessuno che mi insegnasse a vivere sulla terra. Mio padre è sempre stato troppo occupato a guadagnarsi la pagnotta, della quale ha sempre dato tutto a noi, per potersi cimentare nell'essere un padre premuroso e presente. Nei ricordi che ho della mia infanzia, non è quasi mai presente, se non nelle rimembranze di vecchie feste natalizie insieme alla mia famiglia e parenti vari. Non ricordo nemmeno una volta in questi diciotto anni di vita, dove sono stato gratificato dal mio vecchio. Eppure in teoria ti serve un uomo, per poter diventare uomo a tua volta, ma stranamente per me non è stato così. Ho sempre vissuto in mezzo alle donne, Dio solo sa spiegarsi come mai io non sia passato alla sponda opposta, ma sta di fatto che forse vivere da perenne separato in casa con mio padre, mi è servito per crescere, a squadrarmi le palle.
Nonostante questo, il tempo passa, il sole sta per abbracciare il mare, la città cambia volto. Forse è meglio rientrare, mia madre probabilmente ha già chiamato la polizia dandomi per disperso, vista la sua morbosità per il primogenito. Dopo un pomeriggio così preferirei non incontrare nessuno. Nessuno che mi chieda come vanno le cose, perchè oggettivamente le suddette vanno di merda, non posso quindi permettermi di indossare la solita maschera e urlare al mondo che è bello e saturo di soddisfazioni. Corro così in metro, sguardo basso e passo veloce, mi perdo tra la folla in preda al consumismo natalizio, ansioso di tornare a casa, stendermi pancia all'aria su quel tappeto, fissare il soffitto ascoltando musica insoddisfatto, per l'ennesima volta, di me stesso.

1 commento:

  1. Il tuo mondo..vero o presunto che sia mi affascina, terribilmente.
    Hai la capacità di trasportarmi dentro le tue parole, e a ritrovare dentro queste un pò di me. Quella parte che troppo spesso mi impongo di reprimere.. e riguardo il nome del tuo blog, bè, non poteva essere più azzeccato.
    Alla velocità della vita..tutti corriamo alla nostra velocità della vita, e spero solo di non correre troppo, giusto il tempo di fermarmi ed avere il tempo di apprezzare persone ricche e interessanti come te, che possano magari incrociarsi al mio cammino :)
    Caso, fortuna, destino ? Non siamo mai in grado di capirlo fino in fondo, gli incontri, gli eventi, tutto ciò che ci accade se sia voluto o meno,se sia giusto o solo fortuito.. ad ogni modo Dee, non esser insoddisfatto di te stesso, piuttosto vanne fiero, già per il solo fatto di essere in grado di conoscere così bene te stesso e il mondo, e a 18 anni aver già capito come gira...
    Un grande in bocca al lupo per tutto,che sicuramente sarà tanto ;)
    Un grosso abbraccio.. Jen.

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