Un campo deserto, tutto è ricoperto di bianco, non so se a fioccare sia la neve o è la cenere per l'aria che i miei pensieri bruciano. Non troppo distante intravedo una sagoma, c'è qualcuno che è lì fermo a fissarmi, non riesco a distinguerne il sesso, nè tantomeno qualche particolare che mi avrebbe permesso di riconoscerlo in futuro, so solo che per quanto provassi a raggiungere quella figura, ogni sforzo risulta vano. Ogni passo in avanti mi allontana da quest'ultima, e ripensandoci, non so neanche cosa sia che mi spinga a correre sempre con più foga verso questa persona, quasi come fosse un istinto primordiale.
Lentamente tutto incomincia a diventare scuro, sfocato, quasi irriconoscibile: apro gli occhi, era tutto un sogno. Distrattamente mi guardo attorno, tutto è come prima che andassi a dormire: i poster ricoprono ogni parete, neanche ricordo di che colore siano le mura della mia stanza, la scrivania è sempre incasinata tra disegni, appunti e libri, i vestiti smessi poggiati sempre su quella sedia e l'odore del profumo usato la sera prima che infesta la stanza. Lo sguardo però, si sofferma sulla finestra, i colori dei palazzi non erano nè quelli tipici di quando piove, nè tantomeno quelli di una giornata di sole: nevica.. Anche in questo inferno nevica? Nella confusione più totale cerco le ciabatte, l'unica cosa che voglio è prendere un caffè e riprendere il controllo, l'immagine di quella sagoma nella foschia mi tormenta e sono passati solamente pochi istanti dal mio risveglio. Trovo i cereali ma non ha lo stesso esito la ricerca del latte e del caffè, abbattuto in partenza quindi lascio stare, è il tipico inizio di giornata che precede un finale catastrofico. Fa particolarmente freddo stamattina, l'aria è così fredda che la puoi sentire tra le mani, per fortuna però, oggi non c'è nessuna ricorrenza, nessun San Valentino che mi possa smuovere dalla mia tana.
Armato degli avanzi di pizza della notte prima, mi dirigo verso la finestra. La pupilla si restringe, tutto è più luminoso, il riflesso dei palazzi è accecante. Questa volta non posso confondermi con la cenere, la neve ha ricoperto la città, una metropoli sulla quale l'unica cosa che è sempre caduta è la pioggia acida. Rimango incantato dalla suggestività della visione, un'esplosione d'immaginazione in pieno giorno, non mi era mai accaduto prima d'ora, anche perchè di solito all'alba sei sempre troppo preoccupato a riprenderti dalla sbronza, oppure a mettere il collirio negli occhi per provare ad attenuare i segni di quei tanti, troppi spinelli per un giovane che nella vita recita la parte del responsabile. Tutto mi riporta al mio sogno, cercando di capire quale dettaglio della giornata precedente mi avesse portato a fare un sogno del genere, e come prevedibile, la prima idea che mi giunge in analisi, è quella dell'incontro con lei. Sarà che la crudeltà con la quale sono riuscito a liquidarla, con la quale le ho buttato in faccia tutto ciò che come uno tsunami mi aveva travolto fino a quel momento, mi ha segnato con un senso di colpa. Sarà che di stare lì a parlare con lei di qualcosa che non sono riuscito a contestualizzare nel tempo, non me ne fregava un cazzo. Sarà che adesso che gli occhi sono aperti, mi rendo conto dello schifo che è stato un rapporto di qualche mese, senza nè passione, nè tantomeno serenità, in mezzo ad un vortice di problemi che si muoveva perennemente intorno a me. Non riesco tutt'ora a capire il perchè mi abbia chiesto di vederci, non aveva niente di nuovo da dirmi, tutto un deja vù, tutto già sentito troppe volte, tante da farmi perdere per la prima volta la stima ed il rispetto per una persona.
<< Ciao Da', ho parlato con una persona in questi giorni che mi ha fatto aprire gli occhi, e da quello che mi ha detto, mi sa che ci siamo fraintesi fino a questo punto.. >>.
Magari fosse stato così, non riesco a dare pace a me stesso per non essere riuscito a mantenere una promessa fatta a me stesso. Da quella fredda notte estiva, qualcosa in me si è rotto, qualcosa ha fatto sì che cambiassi.. Saranno stati gli effetti collaterali per essermi ostinato a voler cambiare il mio brutto sogno, senza rendermi conto che tutto stava mutando nel mio incubo più buio. Ma questa è storia, è stupido preoccuparsi per una stella caduta quando nel presente viaggi su orbite che ti tengono lontano da tutto ciò che non sei. Quindi abbandono l'ipotesi, e con l'ipotesi mi abbandona anche la voglia di capire chi fosse quel "qualcuno".
Quel "qualcosa" che mi era rimasto tra le mani, visto che per quanto fosse fredda non era più una pizza, iniziava pian piano a disgustarmi, più della mia ex.
Metto su una felpa, i miei jeans e i miei stivali, è arrivato il tempo di raffreddare un po' questo sangue che inizia a bollire tra queste quattro mura.
martedì 24 febbraio 2009
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